Perché l’ho fatto
Oggi saper usare l’AI è una marcia in più. Tra qualche anno sarà probabilmente fondamentale, e chi si è già messo al passo, capendo cos’è, come funziona e come usarla, si troverà meno spiazzato quando entrerà davvero nel lavoro di tutti i giorni.
Il momento giusto per farlo è adesso. Ma come si fa quando non si tratta di imparare l’AI da soli, bensì di insegnarla a qualcun altro?
Si può dare una lista di link da studiare. Oppure si può accompagnare la persona: non solo raccontarle le cose, ma starle accanto mentre inizia a usare l’AI. È la strada che ho scelto quando ho voluto aiutare un collega a mettersi al passo.
Come l’ho costruito e cosa c’è dentro
Sono partita da una ricerca con Gemini sui punti chiave: che cos’è l’AI, com’è nata, come si scrive un prompt, cosa sono le allucinazioni… Sono tutte cose che forniscono contesto e informazioni utili a chi approccia ora l’AI.
Una volta individuati gli elementi indispensabili per un corso, io e Gemini abbiamo costruito la scaletta che ho poi rivisto con Claude prima di iniziare a creare le slide. A Claude ho fornito anche indicazioni sul design, le immagini e gli esercizi da includere fino a quando non ho ottenuto un risultato che si avvicinasse all’idea che avevo in testa.
A quel punto ho revisionato e corretto a mano ogni slide, ho nascosto quelle che mi sembravano superflue e ho provato gli esercizi per assicurarmi che fosse tutto fattibile e sensato.
Infine ho pensato alle note del presentatore, dettandole con Wispr Flow (link di invito) mentre spiegavo l’intero corso come avrei fatto in aula.
Il risultato di questa giornata di lavoro – perché il tempo impiegato per farlo è stato più o meno di 8 ore – è stato un corso che è risultato efficace, interessante e capace di catturare l’attenzione del mio collega. Un corso diviso in tre parti: la teoria di base, gli elementi fondamentali per iniziare ad usare l’AI (dalla scrittura del prompt alla verifica dei dati) e la pratica incentrata sul nostro lavoro come trainer.
Alla fine del corso ho chiesto un feedback e ho usato quei suggerimenti per creare la versione 2.0.
Da presentazione a gioco
Qualche tempo dopo ho presentato il corso al cliente, con l’idea di metterlo a disposizione di altri trainer in altri paesi.
Il cliente non solo ha apprezzato il corso ma mi ha chiesto se fosse possibile tradurlo in inglese o, ancora meglio, creare una versione più interattiva. Insomma, un corso sull’AI che sfruttasse ancora di più l’AI.
Sfida accettata.
Per i primi 5 minuti ho pensato «sarà divertentissimo», ma poi ho cominciato a riflettere: come si trasforma un corso fatto di slide e di esercizi svolti insieme al trainer in qualcosa di più coinvolgente, che non sembri solo un’altra presentazione? Come si fa a non ridurre tutto a un’infografica incomprensibile? E come faccio a sapere quanta interattività è quella giusta?
Il mio primo pensiero è stato la gamification: punti, badge, domande a cui rispondere, cose da fare e da toccare. Non per fare un gioco fine a se stesso, ma perché partecipare e costruire qualcosa insieme è indubbiamente più accattivante rispetto al «subire» una presentazione.
Se pensi che in questo modo io abbia risolto, ti sbagli. Decidere di inserire degli elementi gioco e decidere come farlo sono due cose molto diverse.
Ecco perché ho passato ben 3 ore a fare brainstorming con Claude, cercando di capire che aspetto dovesse avere questa versione interattiva, come mantenere gli esercizi, quali parti dovevano rimanere uguali e quali invece avrebbero dovuto cambiare.
Il risultato di questa fase di pianificazione sono stati quattro file diversi, che sono diventati la base per la parte più operativa: quella in cui Claude Code ha trasformato un’idea in un percorso animato divertente, ma comunque formativo.
Lo si percorre come un viaggio, tappa dopo tappa, con animazioni che spiegano i concetti, piccoli giochi, verifiche a fine modulo e un punteggio di squadra con i badge. Gli esercizi si svolgono invece fuori, nello strumento di AI di ciascuno, ricordando di non usare dati personali o riservati.

Per ora è pensato per essere guidato da un trainer, che condivide lo schermo e dà il ritmo, ma un domani mi piacerebbe avesse anche una versione auto-somministrabile e magari anche più percorsi: per trainer, per project manager, per analisti, ecc. Non so se questo succederà ma, nel dubbio, ho chiesto a Claude Code di strutturare il percorso in modo da rendere semplice l’aggiunta di nuovi percorsi.
Cosa ho imparato
Un corso costruito con l’AI funziona se sai già cosa rende «buono» un corso. Gemini e Claude mi hanno aiutata con la struttura e le slide, ma cosa tenere, cosa tagliare e come dirlo è venuto dalle formazioni che ho tenuto negli anni.
Rendere il corso interattivo però mi ha spinta fuori dalla mia zona di comfort, costringendomi a mescolare competenze che già avevo: l’uso dell’AI, il training e la conoscenza del mondo dei videogiochi. Tre cose che non avrei mai pensato di unire e che mi hanno permesso, con un po’ di brainstorming e pianificazione, di creare un percorso che potesse essere una vera marcia in più.

