
Il bisogno
Stiamo comprando casa e capire come arredarla può essere difficilissimo: sei confuso dall’arredamento degli attuali proprietari, fatichi ad immaginarti gli spazi vuoti e sei bombardato da mille opzioni. Così ho pensato di ricostruirla digitalmente per fare delle prove partendo dalla planimetria, ma quella in nostro possesso è una foto piena di numeri che nessun software sembrava leggere correttamente. Non solo: molti software richiedono un abbonamento, per l’utilizzo o anche solo per ricostruire in autonomia la piantina partendo dalla foto. Non avevo, infatti, intenzione di perdere tempo in questa prima fase. Io volevo concentrarmi sulla parte che mi interessava, ossia progettare l’arredamento.
Un primo tentativo fallito
Prima di tutto ho provato a lavorare solo per immagini quindi, partendo dalla piantina e dalle foto della casa, ho chiesto a ChatGPT di suggerirmi il possibile arredamento. Esteticamente il risultato era davvero ottimo, ma l’aderenza alle misure e alla vera conformazione della casa era molto bassa.
Ho così deciso di cambiare approccio, ma per un sacco di tempo ho avuto difficoltà a capire quale fosse la strategia migliore.
Come l’ho costruito
Una domenica, mentre meditavo su come risolvere il problema, ho pensato che avrei semplicemente potuto fare quello che molti altri vibe coder hanno fatto prima di me: dare un programma come riferimento.
Ho quindi chiesto a Claude Code di creare un sistema che fosse simile a SketchUp, allegando la foto della piantina e fornendo indicazioni su cosa avrei voluto fare con questo mini-programma e come avrei voluto interagire con questa cosa.
Il risultato iniziale era già incredibile: in pochi minuti avevo ottenuto un simulatore funzionante, sia in 2D che in 3D, con una lista di mobili (semplificati) da posizionare, la possibilità di modificare il pavimento e le pareti, i controlli per posizionare, ruotare o eliminare gli elementi, la possibilità di modificare la piantina e quella di usare la visuale in prima persona per catapultarmi in una stanza e apprezzare il risultato dei miei sforzi.
A quel punto ho iniziato a progettare la mia nuova casa e, man mano che il lavoro procedeva, ho iniziato a chiedere a Claude l’aggiunta di nuovi elementi e di nuove funzioni (come ad esempio la possibilità di alzare in verticale i mobili, come le mensole, per riuscire a posizionarle correttamente sulla parete). In più, ogni volta che trovavo online mobili che mi piacevano, chiedevo a Claude di ricostruire quell’elemento – con forme semplificate ma misure corrette – e aggiungerlo al catalogo, in modo da poterlo inserire nella mia casa virtuale.
Con il tempo si sono aggiunti specchi, piante, libri, laptop, tappeti e molto altro ancora. Oggi il simulatore ha tutto quello che mi serve per sperimentare e prendere decisioni più consapevoli. E un domani potrebbe essere utile anche a qualcun altro: il simulatore infatti non scrive le modifiche nel suo codice ma salva un file .json che permette di ripristinare il progetto in qualsiasi momento oppure di crearne di nuovi.

Cosa ho imparato
All’inizio di questa avventura ero quasi pronta a rinunciare all’idea di progettare la casa: le mie ricerche non portavano da nessuna parte, i software testati non mi piacevano e ogni volta incappavo nel problema di dover inserire a mano le misure rischiando di sbagliare e di perdere tempo.
Questo progetto mi ha prima di tutto ricordato che uno dei grandi vantaggi dell’AI è il fatto di poter creare qualcosa da zero che sia basato sulle tue esigenze specifiche, senza accontentarti di quello che ti offre il mercato.
Mi ha rammentato anche che utilizzare l’AI può essere estremamente divertente e, soprattutto, che a volte non devo sforzarmi di spiegare all’AI cosa deve creare: spesso basta dare un riferimento. Il riferimento di SketchUp, in questo caso, mi ha risparmiato tantissimi prompt, tantissime parole e tantissimi momenti di scoraggiamento.